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Notes on Civic Technology and Open Development Policy

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16/06/18 Open Policy

Monitoraggio civico: come sono selezionati i progetti da monitorare?

Monitoraggio civico: come sono selezionati i progetti da monitorare?

Sul blog di Monithon ho da poco descritto i principali risultati del monitoraggio civico di 475 progetti, quasi tutti scelti a partire dai dati che i gruppi di monitoraggio (perlopiù scuole superiori ma anche studenti universitari e comunità di cittadini) hanno trovato sul portale open data OpenCoesione, dove sono tracciati quasi un milione di progetti pubblici finanziati dalle politiche di coesione.

Si tratta, appunto, di 475 progetti visitati dai cittadini su un totale di, per la precisione, 949.495 progetti: solamente considerando la numerosità, è evidente che non si tratta di un campione statisticamente rappresentativo!
E’ da tener conto, però, che l’universo da considerare per il monitoraggio civico è forse ben più limitato. Su OpenCoesione, che pubblica i dati del sistema nazionale di monitoraggio del Ministero dell’Economia e delle Finanze, la maggioranza dei progetti pubblicati sono piccolissimi (ad esempio, singole borse di studio erogate a individui dal Fondo Sociale Europeo) e fortemente concentrati in regioni come la Lombardia per caratteristiche specifiche del sistema informativo regionale che si interfaccia con il sistema nazionale del MEF.   I progetti del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), molto più “visibili” all’esterno in quanto infrastrutture o altri progetti dalla natura “tangibile”, rappresentano solo poco più del 10% del totale ma in termini finanziari pesano quasi il 50%.  Insomma, i progetti rilevanti per il monitoraggio civico per il periodo 2007-13 sono in realtà molti meno di un milione, probabilmente meno di 50.000.

Sempre ragionando in termini di rappresentatività dei progetti monitorati e caricati su Monithon, è comunque interessante fare qualche verifica preliminare su quanto i progetti scelti si discostano dall’universo dei progetti inclusi in OpenCoesione.

Per far questo è fondamentale partire da come avviene la scelta dei progetti da parte dei gruppi di monitoraggio.
La scelta del progetto da monitorare è forse la fase più importante del monitoraggio civico secondo il metodo di Monithon.  Ad esempio, nella prima lezione di A Scuola di OpenCoesione (“Progettare“), gli studenti si imbarcano in una data expedition sul portale OpenCoesione, alla ricerca di progetti interessanti. Si parte di solito dalla propria città, filtrabile attraverso la mappa o i campi di ricerca, e si scorre la lista dei progetti pubblici, ordinata a partire dai più grandi fino ai più piccoli.

A questo punto gli studenti iniziano a fare una serie di considerazioni su alcune caratteristiche chiave dei progetti che vedono sullo schermo.


1. Titolo

Innanzitutto l’occhio cade sui progetti che hanno un titolo comprensibile.  Quasi tutti i progetti su OpenCoesione sono descritti solamente attraverso il titolo (quelli del PON Ricerca e Competitività sono invece descritti in dettaglio), e questo a volte non è particolarmente eloquente. Accanto a tanti progetti identificabili, il titolo in certi casi corrisponde al nome di un’impresa che ha ricevuto un finanziamento, oppure porta il nome di uno strumento di “ingegneria finanziaria” (es. fondi per concedere prestiti e garanzie alle imprese), o ancora è scritto nell’impenetrabile gergo dei fondi comunitari (es. “Assistenza tecnica al programma operativo – Asse 5”).  Questo avviene perché questi dati non sono nati per fini di accountability e comunicazione al pubblico, ma come strumento amministrativo per far “funzionare la macchina” dei finanziamenti pubblici.

Vedi sotto l’esempio dei progetti in provincia di Roma oggi:


2. Tema

Spesso i gruppi di monitoraggio scelgono un tema di interesse (es. l’ambiente perché sono interessati alle energie rinnovabili), e cercano in quell’ambito un progetto da andare a visitare.

Nel grafico si vede come i progetti dedicati al settore trasporti siano ampiamente sovrarappresentati in termini di valore totale dei finanziamenti rispetto al totale dei progetti su OpenCoesione. In altri termini, i progetti monitorati sui trasporti rappresentano una “fetta” del totale dei finanziamenti monitorati molto più elevata del valore percentuale riferito a tutti i progetti sui trasporti tracciati su OpenCoesione.  Insomma, ai ragazzi piacciono le grandi infrastrutture di trasporto!

La cultura e il turismo è altro settore che comparativamente “piace di più” rispetto a quanto ci si potrebbe attendere osservando la distribuzione dei progetti di OpenCoesione nei vari temi.  C’era da aspettarsi che i gruppi di monitoraggio fossero interessati a progetti culturali, educativi e… divertenti.

Più difficile, al contrario, entrare nel merito delle tecnicalità e degli aspetti scientifici dei progetti di ricerca e innovazione, soprattutto nel caso delle grandi infrastrutture di ricerca e dei contributi alle singole aziende per progetti di ricerca industriale.

Composizione tematica (in %) dei progetti. Fonte: dati OpenCoesione al 31/12/2017 e Monithon al 12/06/2018


3. Dimensione finanziaria

Vengono privilegiati i progetti più “grandi” per almeno due ragioni. Innanzitutto, un progetto grande è spesso più rilevante per il territorio: se ne parla sui giornali, è oggetto di discussioni e controversie. In secondo luogo, è di solito più visibile (es. una grande infrastruttura) e quindi più semplice da visitare e monitorare.

Nel grafico, troviamo la dimensione media dei progetti per fondo di finanziamento e “ambito di policy”: FSE = Fondo Sociale Europeo, FESR = Fondo Europeo di Sviluppo Regionale, FSC = Fondo Sviluppo e Coesione, PAC = Piano Azione Coesione.

Valore medio dei progetti (finanziamento totale pubblico). Fonte: dati OpenCoesione al 31/12/2017 e Monithon al 12/06/2018


4. Stato del progetto

Nel monitoraggio civico c’è una tendenza a favorire i progetti già conclusi. Anche questo è un caso piuttosto intuitivo: è più interessante valutare la buona riuscita e l’efficiacia finale del progetto piuttosto che seguirne i lavori.

I progetti conclusi su Monithon rappresentano oltre il 55% del totale, mentre in totale su OpenCoesione sono circa il 45%.

% Progetti sul totale. Fonte: dati OpenCoesione al 31/12/2017 e Monithon al 12/06/2018


5. Fattibilità del monitoraggio

Infine, valgono considerazioni pratiche sulla presenza delle condizioni minime per fare un buon monitoraggio civico: l’accesso a ulteriori informazioni (es. la presenza di altri dati pubblici non soggetti a privacy, vedi l’esempio fatto sopra di una borsa di studio per un singolo studente), e la possibilità di accedere direttamente al luogo fisico in cui l’opera o il servizio si realizza.  Nel caso di finanziamento a un’impresa (es. aiuti di stato per favorire la competitività), ad esempio, questo può risultare non facile.

Di nuovo, un’opera pubblica è più semplice da monitorare: più visibile, più facilmente raggiungibile per fare foto e video.

 

 

La foto è del gruppo di monitoraggio “Hill team” di Campobasso

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29/11/14 Agenda Digitale , Civic Technology # , , , ,

Così fallisce l’Open Government: quando lo Stato fa auto-gol

Così fallisce l’Open Government: quando lo Stato fa auto-gol

In un post di un paio di settimane fa mi sono cimentato in una prima lista dei possibili rischi dell’Open Government.   Ora vorrei considerare un caso concreto, prendendo spunto da un articolo [1] del prof. Andrew Chadwick, che esamina il caso della regione di “TechCounty” in California, dove un progetto pubblico di partecipazione on line è tristemente fallito.

Lo studio individua alcune cause interne all’amministrazione che hanno portato al fallimento.  L’analisi è basata su una serie di interviste semi-strutturate ai vari attori coinvolti nell’amministrazione e nella società esterna a cui è stata appaltata la gestione del forum.

In questo articolo su TechEconomy provo un flash-forward e un cambio di continente verso l’Italia del 2014 😉

 

Ma ora, dopo aver esaminato le cause interne, la parola passa ai cittadini :))
(thanks Paola Liliana B!)

 

 

[1] Andrew Chadwick (2011). Explaining the Failure of an Online Citizen Engagement Initiative: The Role of Internal Institutional Variables. Journal of Information Technology & Politics, 8:21–40

Photo by Ishmael Daro

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01/10/12 Civic Technology

TweetYourMEP, l’innovazione senza permesso

TweetYourMEP, l’innovazione senza permesso

Inaspettatamente, da un’idea nata su una mailing list, un gruppo informale di volonterosi civic hacker ha lanciato TweetYourMEP, un’applicazione che permette di creare un filo diretto tra i cittadini e i membri del Parlamento Europeo.

Sarà perché quella mailing list si chiama “Spaghetti Open Data” (SOD), è aperta a tutti, e si parla molto di “apps” e poco di “manifesti”. Sarà perché quel gruppo di volonterosi è capace di creare da zero una versione 0.1 in circa una settimana, nel tempo libero, e coordinandosi in pieno spirito open. Fatto sta che SOD, la componente più “smanettona” della comunità Open Data italiana, ha creato un servizio prezioso in tempi di – volenti o nolenti – progressive cessioni di sovranità verso l’Europa.

E’ una semplice maling list ma che sta crescendo: si vede non solo dal numero dei post, ma anche dalla proficua e sorprendente capacità di interazione tra amministratori / policy makers e open data geeks (gli smanettoni), un tratto distintivo fin dalla fondazione. Ne ha parlato David Eaves (non di SOD, che è un passo avanti, ma dell’importanza di avere mailing list di questo tipo). Ne è prova il “collaudo su strada” di OpenCoesione.

Dopo milioni di euro elargiti dai fondi pubblici per creare improbabili “portali” e strutture insostenibili nel tempo, questo è un altro bellissimo esempio di come si possa fare innovazione, dal basso, senza permesso e senza un euro.

[Repost da InnovatoriPA]

 

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31/01/11 Agenda Digitale

L’Agenda digitale nell’Italia federalista

L’Agenda digitale nell’Italia federalista

Per indole, preferisco l’azione concreta agli appelli alla politica. Mi trovo a mio agio quando si parla (e, possibilimente, si fa) innovazione dal basso, senza permesso.  Anche quando si crea un manifesto, credo si guadagni in efficacia se è condiviso attraverso tecniche di crowdsourcing come è avvenuto per il Manifesto per l’Open Government. E, soprattutto, se può anche influenzare direttamente un atto di politica vera, come ha fatto la Open declaration on European Public Services con la Dichiarazione dei Ministri dell’Innovazione di Malmo.

Comunque ho aderito con entusiasmo all’iniziativa Agenda Digitale | Diamo all’Italia una strategia digitale – ennesima esperienza “bottom-up” in Italia – perché ha già fatto tanto. Ha richiamato, attraverso l’acquisto di una costosa pagina del Corriere della Sera, l’attenzione di un vasto pubblico alla necessità di un impegno più forte da parte della politica nazionale e della società civile verso l’innovazione digitale.  Il nome non è casuale: esiste una strategia Europea che si chiama Digital Agenda e che è al centro del pacchetto di riforme economiche Europe 2020, la “nuova” strategia di Lisbona.  Chi si occupa della sua declinazione italiana, dell’Agenda Digitale?

In un paese sostanzialmente conservatore che ha paura del nuovo, senza una strategia condivisa e senza un investimento consapevole di risorse nazionali anche le migliori eccellenze si perdono e, se sono cervelli, se ne vanno.

Ma vorrei sottolineare in particolare un aspetto.  Esistono già avanzate “Agende digitali” nell’Italia federalista. Sono le Strategie per la Società dell’Informazione delle Regioni con più forte tradizione innovativa: ad esempio l’Emilia-Romagna, la Toscana, la Lombardia.  Ci sono piani che mettono molti soldi (facendo leva, al Sud, sui fondi strutturali europei).  Tutte queste agende hanno orizzonte pluriennale, si occupano di infrastrutture ma anche di alfabetizzazione, di servizi di e-government e di ICT nelle imprese. Non sono tutte adempimenti formali, in alcuni casi rappresentano un volano di crescita per l’economia locale, un’occasione per legarsi sempre più alle reti delle regioni europee, forse anche l’unica risposta per una serie di interventi che richiedono una scala più piccola di quella nazionale e un maggiore contatto col territorio.

Ma senza un cambiamento culturale, un investimento strategico da parte delle politiche centrali, anche queste eccellenze regionali faticano ad emergere e a diventare modello. Così come, senza un forte investimento di risorse ordinarie, anche le risorse “aggiuntive” dei fondi strutturali perdono di efficacia, perché, invece che aggiuntive, sono spesso le uniche.

Rimettere al centro del dibattito pubblico il tema di come e dove trovare risorse e capacità progettuale per l’innovazione digitale, di questi tempi, in Italia, mi farebbe sentire molto meno “straniero” di quanto mi senta in questo periodo.

[Repost da InnovatoriPA]

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